LA MONTAGNA CHE UNISCE
Ci sono giornate che, quando finiscono, lasciano qualcosa dentro.
Negli ultimi due fine settimana ne ho vissute due, molto diverse tra loro, ma che in qualche modo ho sentito profondamente legate.
La prima alla Libreria dell' Alpe Colle, in una piccola libreria di montagna con Stefano Catone nell’ambito di LetterAltura, per la presentazione del progetto “L’Altramontagna” e della collana di libri dedicata alla montagna pubblicata da People. Ho ascoltato parlare di libri, di sentieri, di persone e soprattutto del significato che può avere oggi la montagna. Mi ha particolarmente colpito “Salire per sopravvivere” di Chiara Bettiga, già dal suo titolo così forte e così evocativo attraverso la storia del fringuello alpino..
Perché, in fondo, salire non significa soltanto conquistare una cima. Significa affrontare una fatica, superare un limite, cambiare prospettiva. E forse anche ritrovare, passo dopo passo, qualcosa di noi stessi.
Ieri, invece, sono salito a Ceresole Reale per una giornata che aveva un significato tutto diverso e, per la nostra comunità, ancora più speciale. Siamo andati a ricordare Don Fausto Ceriotti, il nostro parroco che tanti anni fa ha voluto fare a Solbiate Olona un dono davvero prezioso: quelle bellissime baite che oggi appartengono alla nostra Parrocchia. La Santa Messa celebrata dal nostro parroco Don Tiziano Sangalli è stata un momento semplice e intenso per ricordare Don Fausto e per dirgli, ancora una volta, grazie.
Quelle baite, però, oggi raccontano molto più di un ricordo. Raccontano i nostri ragazzi e i nostri giovani, le esperienze degli oratori, gli Scout, i gruppi che negli anni hanno trascorso lassù giornate di amicizia, di formazione e di condivisione.
Sono diventate una piccola casa della nostra comunità in montagna. E una casa, per rimanere viva, ha bisogno di qualcuno che se ne prenda cura. Per questo voglio rivolgere un grazie particolare ai volontari guidati da Antonio Bianchi, che con il loro impegno e il loro lavoro continuano a mantenere quei luoghi belli, accoglienti e pronti ad ospitare nuove generazioni.
Anche Ceresole Reale, proprio come l'Alpe Colle, ha un rapporto speciale con la cultura e con i libri. È conosciuta per la sua libreria di alta quota e porta con sé anche il ricordo di Giosuè Carducci, che qui trascorse periodi di villeggiatura.
E allora, tornando a casa, ho pensato che queste due giornate così diverse raccontano in realtà una stessa cosa.
La montagna unisce.
Unisce la cultura e la fatica.
Unisce il passato e il futuro.
Unisce le persone che scrivono e quelle che leggono, quelle che partono e quelle che aspettano, quelle che ci hanno lasciato un'eredità e quelle che oggi hanno il compito di custodirla.
All'Alpe Colle ho trovato la montagna raccontata nei libri.
A Ceresole Reale ho ritrovato la montagna vissuta dalla nostra comunità.
E forse è proprio questo il senso più bello del nostro andare in montagna: salire per incontrare noi stessi, ma anche per incontrare gli altri.
Don Fausto ci ha lasciato un luogo.
I volontari lo custodiscono.
I nostri giovani lo vivono.
E così, anno dopo anno, una storia continua.
Perché una comunità non è soltanto il luogo in cui viviamo. È anche la capacità di ricevere ciò che ci è stato donato, prendercene cura e consegnarlo a chi verrà dopo di noi.
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