SOLBIATE OLONA - NUOVO PARCO AGRICOLO URBIS ET AGRI
Creare degli orti non è tirare delle reti e mettere un rubinetto, è molto di più, almeno nel caso di quanto stiamo realizzando come parco agricolo. Per prima cosa, abbiamo preso ispirazione dal Comune di Bologna, che ha realizzato un bando per nuove idee sugli orti urbani. Ci ha guidato un pensiero, che si riassume in “costruire, abitare e pensare al non costruito”, che si propone di raccontare come le aree verdi di dimensioni diverse, parchi, riserve, ma anche piccoli reliquati, pezzi di terreno che, quando sono stati ritagliati i lotti edificabili, sono rimasti fuori, sopravvissuti e rimasti fuori dalle trasformazioni urbanistiche, il cosiddetto “Terzo Paesaggio”, possano diventare parti significative per la riqualificazione e la valorizzazione del territorio. Nel Terzo Paesaggio è essenziale l’approccio ecoantropolgico, che contraddistingue il rapporto uomo-natura, che ci invita a percepire la terra e la natura nel suo insieme come entità viva e preordinata, come un grande giardino planetario, rappresentazione del pianeta come giardino che si propone di guardare la biodiversità come a una garanzia di futuro per l’umanità, in cui tutti i frammenti di paesaggio ignorati e dimenticati si ricompongono, offrendoci l’opportunità di riconciliarci con il cosiddetto “creato”. Quando parliamo di questi frammenti, per esempio parliamo dell’Aiuola della Civetta, dell’Angolo della Memoria dei Cecoslovacchi, del Camminamento dei Castagni di Via Ortigara, nel rispetto dell’impronta che ognuno di noi vuole lasciare. Il Parco Agricolo è, a sua volta, un frammento di paesaggio, dove al suo interno vengono collocati diversi elementi paesaggistici, tra cui gli orti urbani. Occuparsi del Terzo Paesaggio, del giardino planetario o, ancora più semplicemente, dei giardini locali vuol dire ripensare un corretto rapporto con la natura nella sua interezza, una natura alla quale apparteniamo e che ci precede, della quale siamo custodi e giardinieri, in conclusione un invito all’ascolto.
Ora uno sguardo a come sono stati pensati i nostri orti urbani partendo dalla visione aerea dell’area fatta nel 1975, quando tutta l’area non era ancora stata urbanizzata. Ricordo che il Parco Agricolo, con i suoi orti urbani, è stato presentato in Regione come progetto nell’ambito del Master Plan di Rigenerazione urbana. Ho lasciato a tutti una copia del progetto dove sono indicati gli orti urbani. Nei 16.000 metri quadri del Parco sono stati previsti cinque blocchi, che possono ospitare in totale massimo quarantasei orti. Tutti i blocchi saranno già predisposti come sottoservizi per ospitare tutti gli orti e rispondere nel tempo ad ulteriori richieste, anche se in questa fase quelli che verranno completati saranno venti. La dimensione di ogni orto è pari a trentacinque metri quadri, lo standard minimo indicato da Regione Lombardia sono venticinque metri quadri. Gli orti saranno recintati da 22 una staccionata di castagno trattato, garantito dieci anni. Ogni blocco prevede due vialetti di accesso, che portano gli orti posti a destra e a sinistra del blocco. I vialetti hanno una larghezza di un metro e venti cadauno. La zona degli orti è prevista immersa in un prato fiorito, che deve essere sfalciato solo due volte l’anno, per permettere di attivare e mantenere la biodiversità e mantenere fresca la terra. Meno si taglia, meno la terra soffre il caldo, visti i tempi. I fiori permettono agli insetti di fare il loro lavoro. Il taglio in questo caso può essere messo a reddito. Penso ai maneggi, per esempio. Recentemente, con la siccità, la tendenza per tutte le aree verdi è questa. Ogni blocco avrà una casetta per gli attrezzi, realizzata in legno, con tetto canadese. All’interno di ogni casetta ci saranno gli armadietti di ogni ortista, per contenere gli attrezzi e gli effetti personali. Quindi, per questo primo blocco ci saranno due casette, una per ogni blocco da dieci orti. Tra i due blocchi è previsto un capanno aperto ad uso ricreativo, per potersi fermare, consumare una merenda, leggere, fare i compiti. Questo primo blocco è replicabile in qualsiasi momento, in quanto i sottoservizi sono previsti per la realizzazione di ulteriori due blocchi e mezzo. Il “mezzo” è stato previsto nel progetto per orti destinati ai disabili, in quanto deve essere sopraelevato e, quindi, occupa maggiore spazio. Ogni blocco di orti da dieci prevede un contatore dell’acqua e ogni orto è provvisto di pozzetto, compresa l’acqua. L’acqua dei pluviali delle casette attrezzi confluiranno in vasche di recupero di acque interrate di tre metri cubi l’una come riserva d’acqua. Il progetto prevede una pompa a mano per il prelievo dell’acqua piovana nel caso in cui ci sia siccità. Quindi, sarebbe un peccato utilizzare l’acqua potabile per bagnare gli orti. I sottoservizi sono la parte più costosa, in quanto deve essere rispettata l’invarianza idraulica. Per questo è stato impegnato un geologo, al fine di rispettare le leggi vigenti. È prevista una trincea drenante, con un tubo forato, che raccoglie l’acqua e la porta in cinque pozzi perdenti, oltre a un sistema di corrugati per impianto elettrico per prese elettriche e videosorveglianza. Non è prevista l’illuminazione per riportare le lucciole nel parco. A chiudere la zona destinata agli orti, a sinistra ci sono due filari di alberi da frutta e a destra ci dovrebbe essere una vigna, sulla quale, però, faremo delle valutazioni, perché bisogna trovare un ortista che sia disponibile a seguirla regolarmente. L’area degli orti, che impegna la metà del Parco Agricolo, è delimitata dalla ciclopedonabile, che viene realizzata e stabilizzata come una strada di campagna, ma rullata di colore bianco. In un parco agricolo non avrebbe logica inserire una ciclopedonale in qualsiasi materiale che non sia biocompatibile. Di fianco alla ciclopedonabile, in corrispondenza di ogni blocco orti, è prevista una piazzuola da tre metri e mezzo per tre metri e mezzo, con panchine in cemento per sedersi, cinque in totale. Verso le case, su tutto il perimetro del Parco sono previsti alberi, che distano nella prima parte, dove il Parco è più stretto, tre metri dal muro di cinta, poi diventano tre metri e mezzo, mentre nella parte più larga, dove ci sono anche gli orti, dieci metri dal confine. A completare il Parco un boschetto moderno, al posto del vecchio bosco di robinie, e un’area di lettura, dove viene creato un rilievo (un piccolo panettone) su cui si prevede l’area delle erbe officinali, che ogni cittadino può prelevare.
(dal Consiglio Comunale del 30 Settembre 2023)
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